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Reading Lolita in Tehran: un film che emoziona Roma e celebra il potere dei libri

Roma, 19 ottobre 2024 – È raro vedere un silenzio così carico di emozione in una sala gremita. Reading Lolita in Tehran, diretto da Eran Riklis e tratto dal memoir di Azar Nafisi, è stato per me uno dei momenti più intensi dell’intera Festa del Cinema di Roma. La proiezione è iniziata con una calma quasi irreale e si è conclusa con un applauso lungo, spontaneo, sincero. Nessuno sembrava voler abbandonare subito la sala. Come se quelle parole lette in segreto, quei romanzi proibiti, ci avessero ricordato cosa può ancora fare la cultura: unire, accendere, proteggere.

Golshifteh Farahani interpreta Nafisi con una delicatezza che colpisce nel profondo. Ogni sguardo, ogni esitazione, ogni gesto misurato racconta molto più delle parole. Al suo fianco, Zar Amir Ebrahimi e Mina Kavani danno vita a una piccola comunità clandestina fatta di donne che leggono per respirare, in un mondo che vorrebbe spegnerle. È una recitazione intensa, sobria, mai enfatica. E proprio per questo, devastante.

La regia è pulita, rispettosa, quasi invisibile. Riklis sembra voler lasciare spazio al libro, alle voci, agli occhi. Tutto si muove in ambienti chiusi, protetti, ma carichi di significato. Quando le protagoniste sfogliano Il grande Gatsby o leggono Jane Austen, sembra di vedere qualcosa di sacro. Non perché la letteratura sia un totem, ma perché in quel contesto diventa un gesto di resistenza.

E poi c’è stato il red carpet. Non spettacolare, non chiassoso. Raffinato. Silenzioso. Pieno di rispetto. Golshifteh è arrivata sorridendo, con un abito scuro e lo sguardo intenso. Con lei, le attrici, il regista, la stessa Azar Nafisi. Vedere lei, la vera voce da cui tutto è partito, accanto a chi ha portato la sua storia sullo schermo, è stato un momento raro, quasi commovente. Nessun effetto speciale. Solo autenticità.

Uscirà nelle sale italiane a novembre. Ma non aspettatevi un film da pop-corn. Reading Lolita in Tehran è un’esperienza. Un invito a fermarsi. A ricordare che leggere può essere un atto rivoluzionario. E che, quando la libertà si fa invisibile, la letteratura può diventare visibile per tutti.